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dall'Estero

Recensioni a cura di

Adalberto Fornario e Ivana Jachetti

 

LE VITE DEGLI ALTRI  (Das Leben der Anderen)

Germania, 2006                Drammatico, 137’
Regia  Florian Henckel von Donnersmarck
Cast  Martina Gedeck (Christa-Maria Sieland), Ulrich Mühe (Capitano Gerd Wiesler), Sebastian Koch (Georg Dreyman), Ulrich Tukur (Anton Grubitz), Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert, Matthias Brenner

Bella e intensa prima prova d’autore/regista/sceneggiatore di un 34 enne tedesco.

La vicenda  ti attrae subito perché ti fa entrare immediatamente dentro una pagina di storia recente,  drammatica e rimossa. Quanti di noi avevano chiaro che ancora a metà anni ‘80 nella civilissima Europa potesse esistere un regime così opprimente e spietato? Gli occhi azzurri e gelidi di una spia della Stasi  ci costringono ad essere spie e osservatori della “vita degli altri”. Ma poi capisci che la vita spiata è in realtà a doppio o triplo gioco  e che la stessa spia viene spiata anche da noi nella sua lenta evoluzione, nel suo lasciarsi attrarre dal “bene”, dai valori negati e controllati. L’arte, la musica, il teatro, l’amore, la dignità, l’opporsi al regime mettendo a repentaglio le proprie sicurezze. Il grande fascino del valore della cultura e della piena dignità dell’esistenza sgretolano tutte le certezze politiche e ideologiche;  il finale accelera i colpi di scena, fino ad arrivare alle splendide ed intense ultime scene, in cui lo “scambio” e la congiunzione tra le vite, un tempo divaricate, è avvenuto appieno e, anche a distanza, ci si intende tra uguali.

Ottima tensione narrativa, montaggio serrato, bella fotografia dai toni gelidi ed opachi. (ija)
ööööö
 

 

PROPRIETA’ PRIVATA (Nue Propriété)

Belgio/Lux/Francia, 2006               Drammatico, 92’
Regia  Joachim LaFosse
Cast  Isabelle Huppert (Pascale), Jérémie Renier (Thierry), Yannick Renier (François), Patrick Descamps (Luc), Kris Cuppens, Raphaëlle Lubansu, Didier de Neck de Neck, Dirk Tuypens, Sabine Riche

Thierry e François sono gemelli eterozigoti e vivono in campagna, nel casale di famiglia, con la madre Pascale, in continuo conflitto con l’ex marito, risposatosi e con altri figli. La vita in famiglia sembra scorrere tranquilla, monotona e senza grande considerazione reciproca, fino a quando la madre pensa di vendere la casa, per smettere di essere solo la custode dei figli e provare ad iniziare una nuova vita col vicino di casa Luc. Le tensioni si acuiscono, in particolare con Thierry, per cui Pascale decide di allontanarsi da tutti per riposarsi e riflettere. In sua assenza i fratelli svelano le differenze caratteriali ed umane, arrivando allo scontro fisco ed alla ventilata tragedia.

Dramma familiare sulla crisi della famiglia e dei rapporti genitori/figli, il film sembra un “Dogma” alla belga: molta mdp fissa, niente musica di sottofondo; solo nel finale, con immagini senza dialoghi e senza volti, si ascolta l’unico commento musicale, quasi a descrivere e/o significare l’assenza di rapporti e contatti umani. (afo) ööööö
 

 

LETTERE DA IWO JIMA (Letters From Iwo Jima)

USA, 2006                 Drammatico, 142’
Regia 
Clint Eastwood
Cast  Ken Watanabe (Generale Tadamichi Kuribayashi), Kazunari Ninomiya (Sairo), Shido Nakamura (tenente Ido), Tsuyoshi Ihara (barone Nishi), Ryo Kase, Hiroshi Watanabe, Takumi Bando

Agosto 1944. Nell’isola di Iwo Jima i giapponesi difendono strenuamente il territorio dall’attacco degli americani. Sarà una carneficina per i nipponici, inferiori di numero e di equipaggiamenti.

Sangue sudore e morte. Di questo son fatte le guerre, tutte, senza distinzione di sorta. E questo è il grido di dolore contro l’assurdità e la stupidità della guerra che Clint, il vecchio leone, sembra voglia trasmetterci.
Grande spettacolo: dai colori, ai volti, alle azioni, per un’opera (finale?) sugli inutili martiri di popolazioni ed interi paesi.(afo)
ööööö


 

INLAND EMPIRE - L'impero della mente (id.)

(USA-Polonia-Francia/2006) Drammatico, 179’
Regia 
David Lynch
Cast  Laura Dern  (Nikki Grace/Susan Blue), Jeremy Irons  (Kingsley Stewart), Justin Theroux  (Devon Berk/Billy Side), Harry Dean Stanton (Freddie Howard), Julia Ormond  (Doris Side), Diane Ladd  (Marylin Leves), Peter J. Lucas (Piotrek Krol), Karolina Gruzska, Krzysztof Majchrzak, Jan Hencz (Janek), Grace Zabriskie, Ian Abercrombie (Henry the Butler)

Prima di tutto bisogna riconoscere che David Lynch ha ormai acquisito un'autorevolezza tale da permettergli di fare ciò che vuole senza preoccuparsi eccessivamente delle critiche. Per restare al film, la sensazione immediata è di sconcerto. Intanto per la scelta di abbandonare la pellicola per passare al digitale "basso", che con sgranature e colori spenti dà costantemente l'idea di assistere al backstage del film, piuttosto che al film stesso. Poi si entra nel labirintico viaggio di quasi tre ore che rifiuta ogni logica narrativa e pare procedere per associazione di idee e per dimensioni spazio temporali parallele, tra cui una inspiegabile “digressione” polacca. Porte che aprono dimensioni angosciose da cui si esce attraverso altre porte, in un continuo rincorrersi da parte della protagonista, l’attrice feticcio Laura Dern, anche coproduttrice del film, per ritrovarsi da un ruolo all’altro, da un incubo all’altro, che neanche la catarsi finale – vera o apparente – sembra risolvere. Certo non è necessario trovare una logica, l’importante è lasciarsi andare al flusso, seguendo le emozioni, i disagi ed i fantasmi del proprio inconscio. Anche le sequenze della sit-com degli umani con la testa da coniglio, con il sottofondo di risate, o le deformazioni che alcuni dei personaggi subiscono come quadri di Munch o Francis Bacon – più video arte che cinema - producono lo straniamento di vivere incubi ad occhi aperti. Una dimostrazione delle molteplici possibilità del mezzo espressivo cinematografico che rischia però di diventare manierismo autoreferenziale.

E alla fine tanti spettatori come me si sono solo persi e annoiati, senza appigli e con poca voglia di trovarne  e di inventarsene, con le quasi tre ore divenute sempre più pesanti, estenuanti e alla fine interminabili. (ija) ööööö
 

 

LA GUERRA DEI FIORI ROSSI  (Kanshangqu Henmei)

Cina, Italia 2006   Commedia, 92’
Regia  Zhang Yuan
Cast  Dong Bowen, Ning Yuanyuan, Chen Manyuan, Zhao Rui, Li Xiaofeng

Cina Popolare, 1949. Il piccolo Qiang, di quattro anni, viene portato dal padre, che non può badare a lui perché impegnato, come la moglie, nel lavoro, in un asilo pubblico. Si troverà così ad incontrare, giorno per giorno, una realtà diversa dal solito, fatta di tanti altri bambini e bambine.
(l’Istituto è assolutamente misto, in ogni attività e momento della giornata, per fortuna!).
Così si troverà a confrontarsi con una struttura scolastica per lui troppo rigida e, dopo i primi periodi di smarrimento e solitudine, si troverà a scoprire dentro di se uno spirito ‘ribelle’ (per quanto lo possa essere un bambino di quella età).

I bambini e le bambine sono di una spontaneità e di una freschezza quasi sconvolgente, sembrano interpreti di vaglia rodati da anni di recitazione. Comunque, se durante il film accadesse qualcosa, non sarebbe male……. (afo)  ööööö
 

 

IL GRANDE CAPO  (Direktøren for det hele)

Danimarca/Svezia, 2006  Grottesco, 99’
Regia  Lars von Trier
Cast  Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson, Iben Hiejle, Henrik Prip, Mia Lyhne, Casper Christensen, Jean-Marc Barr,
Louise Mieritz

In una grande azienda danese di informatica si sta trattando per vendere la stessa ad un imprenditore islandese. Il vero proprietario si finge portavoce di un misterioso ‘Grande Capo’. Per concludere il lucroso affare, però, bisogna che il ‘Capo’ si palesi. A questo punto il padrone dell’azienda ingaggia uno scalcinato attore per impersonarlo e firmare gli atti per procura. Tutto sembra facile e veloce, però…..
Lars Van Trier: o lo si ama o lo si detesta. In questo film il regista sembra divertirsi a fare teatro nel cinema e lui stesso ad essere il capocomico narratore. Ma gli attori sembrano marionette compiaciute della loro teatralità, le situazioni troppo didascaliche a voler dimostrare il "marcio" che si nasconde nei rapporti di lavoro, le scene noiosamente piatte e appesantite da un montaggio nervoso e frantumato. Forse Lars Von Trier ha voluto fare un film decisamente fastidioso. E ci è riuscito appieno! (ija)
ööööö

Il “talento di Mr. Von Trier” ha colto ancora nel segno! Dopo innumerevoli prove drammatiche (IDIOTI-LE ONDE DEL DESTINO-DOGVILLE-MANDERLAY) l’inventore del ‘sistema-dogma’ si concede una pausa (!) con un film comico/grottesco ai limiti del demenziale. Ed imboccando la via giusta! Il film diverte e, perché no, ci fa riflettere sulla morbosa attenzione verso il potere ed il denaro ad opera di quanti ci sembrano sempre così attenti alle problematiche individuali e collettive. (afo) ööööö


 

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