I Kanji furono
sviluppati in Cina nel XIV secolo A.C. Successivamente si diffusero
nella vicina penisola coreana. All’inizio del terzo secolo un uomo di
nome Wani giunse in Giappone dall’antica regione di Kudara, che
era situata al di là del Mar del Giappone nella parte più occidentale
della penisola coreana. Wani portò con se alcuni libri come gli
“Analetti di Conficco” e il Senjimon, un testo cinese per lo
studio dei kanji. Questo è il primo aneddoto che documenti
l'introduzione dei kanji in Giappone. In ogni caso solo nel IV-V
secolo, e cioè quando gli scambi commerciali tra Giappone e Corea
raggiunsero il loro apice, i kanji furono realmente introdotti in
Giappone.
La
lingua giapponese si sviluppò nella notte dei tempi senza alcuna
espressione scritta. Le informazioni si trasmettevano solo oralmente.
Quando c'era la necessità di comunicare ad altre persone un evento
importante si ingaggiava un narratore professionista chiamato kataribe. Il
kataribe viaggiava per tutto il paese portando messaggi e riferendo
importanti avvenimenti avvenuti in altri villaggi. I discendenti di questi
narratori iniziarono a riportare in kanji l'antica lingua giapponese
yamatokotoba.
Nella
storia della lingua giapponese, queste trascrizioni rappresentano le prime
testimonianze scritte, e grazie ad esse sono stati tramandati fino
ai giorni nostri importanti accadimenti e la conoscenza di quel
remotissimo periodo.