L'esistenza del Giappone fu resa nota
all'occidente nel XIV secolo, grazie al "Milione" di Marco Polo
(1254-1254), tuttavia i rapporti fra il Giappone e l'Occidente ebbero inizio
ufficialmente nel 1543/4, anno in cui alcuni commercianti portoghesi sbarcarono
nell'isola di Tanegashima, situata all'estremità' meridionale del Giappone.
In seguito, tramite i missionari gesuiti, tra cui si distinse Francesco Saverio, e i commercianti europei, i signori feudali giapponesi presero coscienza
del mondo occidentale, tanto che alcuni di loro decisero di mandare delle
ambascerie in Europa. Ricordiamo che a Roma, le delegazioni giapponesi vennero
ricevute da Papa Gregorio XIII, nel 1585, e in seguito da Papa Paolo V, nel
1615.
Queste iniziative subirono un arresto nel 1639, con l'adozione di contromisure da parte del
Paese verso l'estero, politica adottata dallo Shogunato Tokugawa, il quale
temeva l'eventuale influenza sovversiva del Cristianesimo e delle forze
straniere. Tale periodo di isolamento durerà fino alla fine del XIX sec.,
dunque, per più di 200 anni. Durante questo periodo, fu accordato il permesso
di condurre scambi commerciali, su scala ridotta, solo ad alcuni commercianti
olandesi e cinesi confinati nell'isoletta di Deshima, nei pressi di Nagasaki.
Dopo la Restaurazione del potere imperiale, nel 1868, il governo giapponese fece
il possibile per assorbire la cultura e la scienza occidentali al fine di
modernizzare il Paese avvalendosi del contributo di validi intellettuali
americani ed europei, invitati nell'arcipelago affinché dessero il loro
contributo per introdurre la civiltà occidentale.
I Contributi degli
Italiani
Tra gli Italiani che si
dedicarono allo sviluppo della cultura giapponese nel XIX sec., nel settore
delle armi militari si distinse Pompeo Grillo che insegnò la tecnica di
produzione dei cannoni presso l'arsenale militare di Osaka (1884-1888) ed il
maggiore Scipione Braccialini che insegnò balistica agli ufficiali
dell'esercito (1892-1893); nel settore artistico-culturale, presso
l'Accademia delle Belle arti di Tokyo, insegnarono pittura, architettura
e scultura Antonio Fontanesi (1876-1878), Giovanni Vincenzo Cappelletti
(1876-1879) e Vincenzo Ragusa (1876-1882); quest'ultimo, rientrato in
Italia, impartì lezioni sull'arte giapponese all'accademia delle Belle
Arti di Palermo. In altri settori, ricordiamo Edoardo Chiossone, oltre
ad aggiornare la tecnica delle stampe delle banconote, dipinse i
ritratti di importanti personaggi dell'epoca, compreso l'imperatore
Meiji; infine Alfonso Gasco, console generale italiano a Kobe, che
insegnò italiano sia presso l'Università imperiale di Tokyo che presso
l'Istituto superiore di lingue straniere di Tokyo.
Nel XX secolo, Il Giappone, assorbendo
la cultura occidentale, è riuscito in breve tempo a raggiungere il
livello politico, economico e sociale dei paese più industrializzati
del mondo.
Scambi culturali con
l'Italia
Le principali
Associazioni e Organizzazioni Statali e Private